“Se le persone avessero veramente capito le possibilità di vincere la lotteria, non avrebbero mai comprato un biglietto.” Dr. Jeremy Dean

Eppure è probabile che anche tu una volta o più ti sei lasciato sedurre dalla possibilità di vincere. Non è così?

Jeremy Dean, uno studioso di neuroscienze, spiega il fenomeno con semplice modello cognitivo chiamato “euristica della disponibilità”.

Questo è la tendenza delle persone a giudicare probabile un determinato evento a partire dalla facilità di esempi che vengono in mente.

“Potresti essere tu” è infatti lo slogan universale, declinato in vari modi, con il quale lotterie ed altri sistemi vengono promossi in tutto il mondo.

Ciò che succede nella mente delle persone è dunque individuare tutti i casi di persone che hanno vinto piccole o grosse somme nel corso degli anni.

Se ti fermi a pensare anche nella tua cerchia di conoscenti, se ci pensi, ci sarà stato qualcuno che ha vinto. O no?

(n.b. funziona proprio così anche senza tirare in ballo cultura e disperazione delle persone.)

Ogni tanto c’è in gioco di più

Ci sono alcuni esempi che descrivono bene la situazione, anche in casi in cui in gioco ci sia molto di più.

  • Le persone credono di avere più probabilità di essere uccisi che di ammalarsi di cancro allo stomaco, perché omicidi sono così frequentemente riportati nelle notizie (Brinol et al., 2006). In realtà è cinque volte più probabile che si muoia di cancro allo stomaco (che è già abbastanza raro) piuttosto che di essere assassinato.
  • Lo stesso vale per attacchi di squali, che la gente pensa siano relativamente frequenti a causa delle notizie di stampa. In realtà è molto più probabile essere ucciso da una parte di un aereo precipitato, cosa già altamente improbabile. (Read 1995).
  • Quando qualche tuo amico ha appena avuto un incidente d’auto, sei portato a considerare ancora più rischioso fare un lungo viaggio in auto.

E poi ci sono cose improbabili ma non così tanto come si crede

L’altra faccia della medaglia è che ci sono eventi che pensiamo siano improbabili ed invece non lo sono.
O meglio non lo saranno, potrebbero non esserlo in futuro.

Su questo aspetto è bene ragionarci.

Il mondo è cambiato, le cose cambiano sempre più velocemente. Siamo davvero preparati?
Michel-Kerjan, della Wharton School of Business, ha analizzato proprio questo aspetto.

Per illustrare ulteriormente il suo punto ha citato una serie di grandi eventi naturali e artificiali a partire dal 2001 tra cui gli attacchi terroristici del 11 Settembre, il black-out del nord-est del 2003, lo tsunami in Asia meridionale nel 2004, l’attacco terroristico nella metropolitana di Londra nel 2005, l’uragano Katrina nel 2005, la fuoriuscita di petrolio nel Golfo nel 2006, il terremoto in Cina nel 2008, la crisi finanziaria del 2008, il terremoto del 2010 in Cile, l’uragano Sandy nel 2012.

In Italia ci potremmo mettere i terremoti che hanno devastato le Marche o gli alluvioni che hanno tormentato l’Italia o il disastro della Costa Concordia.

Come ci si comporta di fronte ad un evento del genere?
E senza pensare alle catastrofi, come quelli citati, quali altri grandi cambiamenti potrebbero cambiare la nostra vita?

Sempre Michel-Kerjan, spiegando il suo pensiero in aula, si dice abbia fatto un semplice test.

“ Chi di voi ha vissuto un grande evento negli ultimi anni, alzi la mano” ha detto e circa due terzi lo hanno fatto.
“ Bene, per i restanti basta aspettare”.

Alcune cose improbabili che si sono verificate

Pensiamo ad esempio a cosa è normale oggi e come doveva sembrare improbabile dieci o vent’anni fa.

• Una donna che partorisce tra i 35 ed i 40 anni.
• Un figlio in casa dei genitori sino a 40 anni
• Essere giovani a 60 anni
• Doversi preoccupare di cosa fa un figlio nella propria cameretta (social!)
• Lavorare per una pensione più bassa di quella di tuo padre (sigh, è vero)
• …continua tu la lista

Eppure sono più coloro che giocano la lotteria che quelli che si preoccupano del proprio futuro.
Strano ma è proprio così.

p.s. anche una breve chiacchierata con un consulente assicurativo ha più probabilità di esserti utile di ciò che pensi

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